Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/46

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38 ATTO PRIMO
SCENA XVI.
Ottavio, Florindo e detti.

Ottavio. (Dì dentro) Chi è qui? Si può entrare?

Eleonora. Oh povera me! Chi sarà mai?

Rosaura. Sia ringraziato il cielo; è quel buon uomo del signor mOttavio.

Eleonora. Non c’è nostro padre. Mandiamolo via.

Rosaura. Oh, gli volete fare questo mal garbo? Venga, venga, signor Ottavio.

Eleonora. E con lui v’è un giovine.

Rosaura. Sarà qualche suo morigerato discepolo.

Eleonora. È un figlio del signor Pancrazio. Mandiamoli via.

Rosaura. Gli uomini dabbene non si mandano via.

Ottavio. Pace e salute alla signora Rosaura.

Rosaura. Pace e salute a voi, signor Ottavio.

Florindo. Servo umilissimo, mia signora. (ad Eleonora)

Eleonora. Lo riverisco.

Ottavio. Come ve la passate, signora Rosaura, nella vostra casa paterna?

Rosaura. Sono mortificata, trovandomi lontana dalla mia cara zia e dalle mie amorose cugine.

Ottavio. Bisogna obbedire il padre e uniformarsi alla volontà del cielo.

Rosaura. Volete accomodarvi?

Ottavio. Lo farò per obbedirvi.

Rosaura. Quel signore è vostro scolare?

Ottavio. Sì, è un mio scolare, ma di ottimi costumi, illibato come un’innocente colomba.

Rosaura. Fatelo sedere. Ditegli che non istia in soggezione.

Ottavio. Ehi, signor Florindo.

Florindo. Che mi comanda, signor maestro?

Ottavio. Sedete.

Florindo. Dove?

Ottavio. Ingegnatevi.