Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/48

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40 ATTO PRIMO

Florindo. Per l’appunto.

Ottavio. È mio scolare.

Geronio. Cari signori, li supplico, abbiano la bontà di andare a esercitarsi in qualche altro luogo!

Florindo. Io sono scolare del signor Ottavio.

Ottavio. Sono maestro de’ figliuoli del signor Pancranzio.

Geronio. Io dico al signor maestro che le mie figliuole non hanno bisogno delle sue lezioni, e rispondo al figlio del signor Pancrazio che in casa mia non si viene, senza che io lo sappia.

Ottavio. Vossignoria ha una figliuola molto prudente!

Geronio. Tutto effetto della sua bontà.

Florindo. Vossignoria è felice nella sua prole.

Geronio. Ella mi confonde colle sue cortesi parole.

Ottavio. Signora Rosaura, ricordatevi della lezione.

Rosaura. Eh, non me ne scordo.

Ottavio. (Sì, sì, quelle lezioni che trattano di matrimonio, s’imprimono facilmente nel cuore d’una fanciulla). (parie)

Geronio. Vossignoria quando parte? (a Florindo)

Florindo. Subito, signora Eleonora, ricordatevi del capitolo.

Eleonora. Sì, l’ho a memoria.

Florindo. (Credo anch’io, non se lo scorderà. In questa sorta di cose le donne e gli uomini diventano in breve tempo maestri). (parte)

SCENA XVIII.
Geronio, Rosaura ed Eleonora.

Rosaura. Permettetemi, signor padre, che io vi baci la mano.

Geronio. Perchè causa mi volete baciar la mano?

Rosaura. Perchè devo portarmi nella mia camera.

Geronio. Signora no, per ora avete da restar qui.

Rosaura. Come volete; io sono figlia obbediente.

Eleonora. Ed io, signor padre?

Geronio. E voi andate.

Eleonora. Siete forse in collera per quel giovane? (È stata causa