Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/487

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Arlecchino. Mi no so de tanto spartir. Chi trova, trova.

Colombina. Lo dirò alla padrona.

Arlecchino. Dillo a chi ti voi. Sti do zecchini i è mli.

Colombina. Non è vero. Toccano metà per uno. La vedremo.

Arlecchino. Sì. La vederemo.

Colombina. Voglio il mio zecchino, se credessi di fare una lite.

Arlecchino. No te lo dago, se credesse de farme impiccar.

SCENA XV (1).

Il Dottore Balanzoni e detti.

Dottore. Chi è qui? Vi è mia nipote?

Colombina. Signor no; è uscita di casa colla mia padrona. Non sono ancora ritornate.

Dottore. L’ora s’avanza. Abbiamo da pranzare; dopo desinare corre la causa, e questa signora non si vede.

Colombina. Mi dai il mio zecchino? (ad Arlecchino)

Arlecchino. Signora no.

Colombina. Sei un ladro.

Arlecchino. Son un galantomo. Sei te vegnisse, te lo daria.

Colombina. Mi tocca assolutamente. Aspetta. Signor Dottor, ella che è avvocato, favorisca decidere una contesa, che verte fra di noi.

Arlecchino. La favorissa dir la so opinion, ma senza paga.

Dottore. Dite pure; m’immagino che sarà cosa di gran rilievo! Frattanto verrà Rosaura.

Colombina. Sappia, signor Dottore...

Arlecchino. Lasseme parlar a mi. La sappia, sior avvocato, che sti do zecchini i è mii...

Colombina. Non è vero, toccano metà per uno.

Arlecchino. Non è vero niente.

Dottore. Parlate uno alla volta, se volete che io v’intenda.

Colombina. Arlecchino ha ritrovati due zecchini sotto un candelliere. Sono stati lasciati da un tagliatore, per mancia della servitù; dunque sono metà per uno. (1) Se. XIV delle edd. Bett., Pap. ecc.