Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/53

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IL PADRE DI FAMIGLIA 45

Ottavio. Ecco la vostra signora madre. Ella, che vi vuol tutto il suo bene, vi consolerà.

Florindo. Mi vergogno.

Ottavio. V’aiuterò io. Fingetevi malinconico.

Florindo. Sì, dite bene; farò così. (Gran bravo maestro!) (da sè)

Ottavio. (Gran perfetto scolare!) (da sè)

SCENA II.
Beatrice e detti.

Beatrice. Signor maestro, non voglio che il mio figliuolo stia tanto fuori di casa. Credetemi che quando non lo vedo, mi sento morire.

Ottavio. Ma! le madri sanno quello che dicono, e specialmente le madri di questa sorta.

Florindo. Mèglio per noi che fossimo stati in casa.

Ottavio. Meglio per noi.

Beatrice. Oimè! Che cosa è accaduto? Ti è successa qualche disgrazia?

Florindo. Ah! niente, niente. (sospira)

Beatrice. Come! Niente? Tu mi vuoi nascondere la verità. Caro signor maestro, ditemi voi per carità, che cosa ha il mio povero figlio?

Ottavio. Poverino! è mortificato.

Beatrice. Ma perchè? Perchè? Volete voi parlare?

Florindo. Cara madre, non andate in collera.

Beatrice. No, caro, non vado in collera. Dimmi, che ti è accaduto? Dillo a tua madre che ti vuol tanto bene.

Florindo. Non posso, non ho coraggio.

Beatrice. Or ora perdo la pazienza.

Ottavio. Signora, lo dirò io.

Florindo. No, no, non le dite nulla.

Beatrice. Taci tu, lo voglio sapere.

Ottavio. Sappiate, signora, che dopochè siamo usciti di casa il signor Lelio, il signor Florindo ed io, appena abbiamo fatto