Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/54

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trenta passi, Lelio vide una truppa di vagabondi, li saluta, lo chiamano: ci lascia, con essi s’accompagna e mi sparisce dagli occhi, lo, per zelo del mio ministero, lo inseguisco, e frattanto ordino a Florindo che si ponga a sedere in una bottega colà vicina, e mi aspetti, lo non sapeva (oh accidenti non aspettati e non preveduti!) che colà vi giuocassero. 11 povero giovane ha veduto giuocare, l’occasione lo ha stimolato, ha giuocato, ha perduto e questa è la cagione del suo rammarico e dolore.

Florindo. Mi voglio andar a gettare in un pozzo.

Beatrice. No, caro, vien qua, fermati. E per questo ti vuoi disperare? Se hai perduto, pazienza. Hai perduti i due zecchini?

Ottavio. E ha perduta la spada. (piano a Beatrice)

Beatrice. Poverino! Anco la spada?

Florindo. Ma!

Beatrice. Zitto, zitto, che non lo sappia mio marito. Ne compreremo un’altra.

Ottavio. E ha perduto sulla parola... (piano a Beatrice)

Beatrice. Quanto?

Ottavio. Otto zecchini.

Beatrice. E vero? Hai perduto otto zecchini sulla parola? (a Florindo)

Florindo. Otto?

Ottavio. Sì, otto. Non vi ricordate del conto che abbiamo fatto?

Florindo. E vero. (Tre li vuole per lui). (da sé)

Beatrice. Otto zecchini? Come abbiamo a fare a trovarli?

Florindo. Se mio padre lo sa....

Beatrice. No, per amor del cielo, che non lo sappia.

Ottavio. Acciò non lo venga a sapere, bisogna pagarli presto.

Beatrice. Ma io non li ho. Sia maledetto! N’ è causa quello scellerato di Lelio.

Ottavio. Sì, causa colui.

Florindo. Ah! signora madre, non mi abbandonate per carità.

Beatrice. Io denari non ne ho. Signor Ottavio, come si potrebbe fare a ritrovare questi otto zecchini?