Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/55

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Ottavio. Se io li avessi, glieli darei con tutto il cuore: non vi sarebbe altro caso che vedere di ritrovarli con qualche pegno.

Florindo. Povera signora madre! E dovrebbe fare un pegno per me? Non lo permetterò certamente.

Beatrice. Ma come possiamo fare? Quelli che hanno guadagnato, non aspetteranno qualche giorno?

Ottavio. Oh! non aspetteranno. Se oggi non si pagano, stassera vengono dal signor Pancrazio.

Florindo. Ed io sarò mortificato, ed io mi ammalerò e morirò.

Beatrice. Ah! non dir cosi, che mi fai gelare il sangue. Presto, presto, bisogna rimediarvi. Signor Ottavio, tenete questo anello ed impegnatelo.

Ottavio. Volentieri, vi servirò.

Florindo. Cara signora madre, datelo a me, datelo a me, che l’impegnerò io.

Beatrice. EJ\ briccone, tu mi farai qualche ragazzata.

Florindo. (No davvero. L’impegnerò per dieci zecchini). (piano a Beatrice)

Beatrice. (E che cosa ne vuoi fare degli altri due?)

Florindo. (Ve lo dirò poi).

Beatrice. (Voglio saperlo).

Florindo. (Ve lo dirò. Non voglio che senta il signor maestro).

Beatrice. Signor Ottavio, andate, se avete da far qualche cosa.

Ottavio. Ma non sarebbe meglio che quell’anello l’impegnassi io?

Florindo. Signor no, signor no, voglio far io.

Ottavio. Ricordatevi i vostri impegni.

Florindo. So tutto; son galantuomo.

Ottavio. (Se mi burla, glielo farò scontare). (da sé e parte

SCENA III.

Beatrice e Florindo.

Beatrice. Ebbene, dimmi: che cosa vuoi fare di quei due zecchini?

Florindo. (Ride.)

Beatrice. Via, dimmelo, non mi far penare.