Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/569

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Arlecchino. Abbi pazienza, cugnà; son un poco duretto, ma farò pulito.

Trastullo. Basta; tu m’hai inteso. Hai da condurre il signor Florindo allo scuro, in camera della signora Rosaura.

Arlecchino. Ho capido.

Trastullo. Farai pulito?

Arlecchino. Cugnà, no te dubitar.

Trastullo. Avverti a non isbagliare.

Arlecchino. Cugnà, no gh’ è dubbio.

Trastullo. Oh bravo! Fatti onore.

Arlecchino. A revéderse, cugnà.

Trastullo. Addio, Arlecchino.

Arlecchino. Mo per cossa no me distu cugnà?

Trastullo. Te l’ho già detto tante volte, che questa parola mi ha seccato.

Arlecchino. Vago via, cugnà.

Trastullo. Schiavo...

Arlecchino. Cugnà.

Trastullo. Quel che tu vuoi.

Arlecchino. Caro ti, fame un servizio.

Trastullo. Cosa vuoi?

Arlecchino. Dime cugnà.

Trastullo. (Mi fa ridere), [da sé) Ti saluto, cognato.

Arlecchino. Cugnà, bona sera; adesso son contento. A revéderse, el me caro cugnà. (entra in casa

SCENA VI.

Trastullo (I), poi il Dottore.

Trastullo. Costui è il più bel carattere del mondo. Mia sorella fa male a non volerlo, perchè un marito semplice di questa sorta è un bel capitale per una donna di spirito.

Dottore. Dove sei stato, che è tanto ch’io non ti vedo? (I) Vedasi Appendice.