Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/605

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SCENA XIV.

Un NoTARo, Trastullo, Arlecchino con tre sacchetti di mille zecchini l’uno, ed altri che portano il tavolino con l’occorrente per iscrivere.

Ottavio. Rosaura, sarete mia?

Rosaura. Una perfida, un’infedele non è degna della vostra mano.

Ottavio. Compatitemi, per pietà. Pancrazio (1). Signor notare, ha ella fatto la scrittura come abbiamo concertato col signor dottor Balanzoni?

Notaro. Sì signore, ho fatto quanto basta. Pancrazio (2). Favorisca di leggerla.

Notaro. Sono tuttavia d’accordo? Pancrazio (3). Sì, signore, anche il signor Florindo acconsente.

Notaro. Favoriscano dunque. Voi altri servirete per testimoni. Voi come vi chiamate? (a Trastullo Trastullo (4). Trastullo Gamboni, quondcun Ficchetto, per servirla.

Notaro. (Scrive il nome di Trastullo) E voi?

Arlecchino. Arlecchin Battocchio, ai so comandi.

Notaro. Del quondam?

Arlecchino. Sior?

Notaro. Figlio del quondam?

Arlecchino. Mi el sior quondam no lo cognosso.

Notaro. Vostro padre è vivo o morto?

Arlecchino. Mi non lo so, in verità.

Notaro. Come non lo sapete?

Arlecchino. Non lo so, perchè mio padre non ho mai savudo chi el sia.

Notaro. Siete illegittimo?

Arlecchino. Sior no, son bergcunasco.

Notaro. Costui è un pazzo. (I) Bett.: « Pant. Sior nodaro, hala fatto la scrittura, come che avemo concertò col sior dottor Balanzoni > » (2) Bett.: « Pant. La faeorissa de lezer ». (3) Bett.: « Pani. Sior sì, anca sior Florindo acconsente ». (4) Bett.: » Brighella. Gambon, quondam Ficchetto, per servirla >,