Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/610

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Pancrazio. e ). Chi vi ha dette tali fandonie?

Dottore. Me le ha dette Trastullo.

SCENA XV (2).

Trastullo e detti.

Trastullo. Son qua, signori. I danari sono a casa, ed il signor Florindo li conta.

Dottore. Dimmi un poco. Trastullo, che cosa si diceva stamattina in piazza del signor Pancrazio?

Trastullo. Che egli è un ricco mercante, che tutti i suoi negozi vanno bene, e che quanto prima sarà in grado di cambiare stato.

Dottore. Tu non mi hai detto così, due ore sono.

Trastullo. Egli è vero, non ho detto così. Mi levo la maschera e parlo liberamente, senza paura e senza rossore. Quelle tre lettere, che hanno fatto credere a vossignoria il fallimento del signor Pancrazio, le ho inventate io, e con questo mezzo ho procurato che nasca un aggiustamento utile e onesto per una parte e per 1 altra. Il signor Florindo, prevalendosi di un mio consiglio, si è introdotto di nottetempo in casa della signora Rosaura, ma si è poi avanzato a levarle la riputazione. Io, che aveva rimorso di essere stato la cagione innocente di questo gran male, vi ho trovato rimedio; conoscendo che il timore di perder tutto, poteva indurre il zio ed il nipote a contentarsi di poco.

Dottore. Questo è un tradimento.

Pancrazio. Non è niente. Poiché se ella sposava me, non vi toccava un soldo. Godetevi i diecimila ducati in pace, e non ne parliamo più.

Rosaura. Piuttosto che sposare il signor Florindo, mi sarei sagrifìcata col signor Pancrazio.

Pancrazio. Sagrifìcata, perchè son decrepito?

Rosaura. Perdonatemi; perchè amava il vostro figliuolo. (1) Bett.: « Pani. Chi v’ha dito sle fandonie? » (2) Vedasi Appendice.