Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/78

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tiva indole, ma non è buona da niente per una casa. E savia e modesta, ma qualche volta le piace... Basta, non voglio dir male.

Beatrice. Le piace fare all’amore, non è egli vero?

Rosaura. Ah! Non bisogna mormorare del prossimo, e molto meno d’una sorella.

Beatrice. Con me potete parlare con libertà. Florindo, ritiratevi un poco.

Rosaura. Compatisca, signor Florindo.

Florindo. S’accomodi.

Rosaura. (Che beli’ideina da giovanetto da bene). (da sé)

Beatrice. E così? raccontatemi. Questa vostra sorella non si contiene?

Rosaura. Poverina, è compatibile! Non ha madre; il padre non è sempre in casa, le serve non abbadano. Oh libertà, libertà!

Beatrice. Vi è qualche cosa di male?

Rosaura. No, per grazia del cielo. Ma le ragazze, quando non si regolano con una certa prudenza, non trovano così facilmente il marito.

Beatrice. Per quello che io sento, vostra sorella ha intenzione di maritarsi.

Rosaura. Poverina! Ho paura che voglia prima invecchiare.

Beatrice. Vostro padre, che è uomo ricco e non ha maschi, vorrà prima di morire trovarsi un genero.

Rosaura. Così vuol la prudenza.

Beatrice. Come avrà il genero, se non marita la signora Eleonora?

Rosaura. Ci sono io.

Beatrice. Ah! siete disposta di maritarvi? Me ne rallegro infinitamente.

Rosaura. Bisognerà ch’io lo faccia, per obbedire a mio padre.

Beatrice. Mi era stato detto che non volevate partirvi da vostra zia.

Rosaura. Certo che mi sono staccata da lei colle lagrime agli occhi.

Beatrice. Perchè vostro padre obbligarvi a lasciar quella vita cosi felice?

Rosaura. Per imbarazzarmi negl’impicci del matrimonio.

Beatrice. Ma perchè non maritar l’altra figlia?