Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/77

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IL PADRE DI FAMIGLIA 69

Beatrice. Signora sì.

Rosaura. Il cielo faccia che sia buono.

Florindo. Servo suo, mia signora.

Rosaura. Serva umilissima. Ma come! Non v’è nessuno che serva la signora Beatrice?

Beatrice. Finora è stata qui la signora Eleonora. Voleva chiamarvi, ma io non ho voluto recarvi incomodo.

Rosaura. Il cielo ve lo rimeriti, mentre era applicatissima a leggere una lezione contro i maldicenti. Oh, che vizio detestabile è la maldicenza! Oh, che danno cagiona al prossimo la mormorazione! E tutti l’hanno così famigliare, e specialmente noi altre donne.

Beatrice. Felice voi, che siete così bene istruita e illuminata.

Rosaura. Io, per grazia del cielo, aborrisco questo pessimo vizio più del demonio.

Beatrice. Voi siete una giovane particolare; ma vostra sorella non vi rassomiglia.

Rosaura. Per dirla, mia sorella è un poco fraschetta.

Beatrice. Mi ha piantato colla maggiore inciviltà del mondo.

Rosaura. È male allevata. Oh mia zia! Quella sa allevare le ragazze.

Beatrice. Pretende maritarsi con quel bel garbo. Troverà un villano, non uno che sia nato bene.

Rosaura. Perdonate la mia onesta curiosità. Vi è forse qualche maneggio fra mia sorella ed il signor Florindo?

Beatrice. Non voglio nascondervi la verità. Mio figlio ha qualche inclinazione per lei, e se ella non mi avesse fatto uno sgarbo, forse l’avrebbe presa.

Rosaura. Oh! signora Beatrice carissima, non vi consiglierei a fare questo sproposito.

Beatrice. Perchè, cara amica? Parlatemi con libertà.

Rosaura. Benchè ella sia mia sorella, sono obbligata a dire la verità.

Beatrice. Ditemela, ve ne prego.

Rosaura. Non è cattiva ragazza, ma è superba. Non è di cat-