Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/85

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Ottavio. Quando poi lo saprà, vi saranno degli strepiti.

Florindo. Col tempo si accomoda ogni cosa.

Ottavio. Conoscete pure il temperamento del signor Pancrazio.

Florindo. Mi fido nella protezione di mia madre.

Ottavio. (Madre indegnissima! Madre scelleratissima!) (da sé) Come avete fatto a innamorarvi sì presto della signora Rosaura?

Florindo. lo non sono innamorato.

Ottavio. Non siete iimamorato, e la volete sposare?

Florindo. Prendo moglie per esser capo di famiglia, per uscire della soggezione del padre, per maneggiare la mia dote, per prender la mia porzione della casa patema, per dividermi dal fratello, per fare a modo mio e per vivere a modo mio.

Ottavio. Eh! figliuolo, ve ne pentirete. Udite il consiglio di chi ama il vostro bene.

Florindo. lo.rion ho bisogno de’ vostri consigli.

Ottavio. Io sono il vostro maestro, e mi dovete ascoltare.

Florindo. Voi siete il maestro che m’insegna a giuocare e a scrivere le lettere amorose.

Ottavio. Siete un temerario.

Florindo. Siete un buffone.

Ottavio. Così trattate il vostro precettore?

Florindo. Così tratto chi mi ha fatto il mezzano, chi mi ha tenuto mano a rubare. (parte)

Ottavio. Ah! costui mi colpisce sul vivo. Non posso rispondergli come vorrei, perchè in fatti sono stato con esso troppo condiscendente. Ma che! Lascierò correre questo matrimonio? Perderò le speranze di conseguire Rosaura? No, non sia vero. Gelosia mi stimola a sollecitare, a prevenire, a risolvere e quando occorra, a precipitare. (parte

SCENA II.

Pancrazio e Geronio.

Pancrazio. Caro signor Geronio, son travagliato.

Geronio. So la causa del vostro travaglio. Son padre ancor io e vi compatisco.