Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/98

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Ottavio. Ma da che nasce la vostra premura? Dall’amore?

Rosaura. Dall’amore, dal pericolo in cui sono, dalla speranza di riparare col matrimonio le perdite del mio decoro.

Ottavio. Per riparare al vostro decoro vi sarebbe qualche altro rimedio, senza ritrovare il signor Florindo.

Rosaura. E quale?

Ottavio. Un cJtro matrimonio.

Rosaura. Con chi?

Ottavio. Con un vostro servo.

Rosaura. Con voi?

Ottavio. Sì, carina, con me.

Rosaura. Per amor del cielo, ritroviamo il signor Florindo.

Ottavio. Mi sprezzate? non mi volete? E vero, sono un poco avanzato nell’età, non son ricco, ma son un uomo dabbene, e questo vi dovrebbe bastare.

Rosaura. Eh! Signor Ottavio, ci conosciamo. Date ad intendere di essere un uomo dabbene ai creduli, non a me che ne so quanto voi.

Ottavio. Dunque se ne sapete quanto me, il nostro sarà un ottimo matrimonio.

Rosaura. Morir piuttosto che divenir vostra moglie.

Ottavio. Vi placherete.

SCENA XV.

Florindo e Fiammetta per mano, e detlì.

Fiammetta. Ma dove andiamo? (a Florindo)

Florindo. Ci fermeremo in una locanda, e domani partiremo dalla città.

Rosaura. (Stelle, questo è Florindo!) (da sé)

Ottavio. (Oh diavolo! Florindo con un’altra donna? Al lume di luna non la conosco). (da sé)

Fiammetta. Tremo tutta.

Florindo. Anima mia, non temete.

Rosaura. Traditore, v’ho pur trovato, (prende per mano Florindo