Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/97

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SCENA XIII.

Trastullo e detti.

Trastullo. Ah signor padrone! ah signora padrona! Presto, presto, non perdiam tempo.

Beatrice. Che cosa e’ è?

Trastullo. Il signor Florindo...

Pancrazio. Che cosa?

Beatrice. Ch’è stato?

Trastullo. Ha condotto via Fiammetta.

Pancrazio. Ah briccone! E questo il dolor de’ denti?

Beatrice. Non sarà vero nulla.

Trastullo. E non s’è contentato di condur via Fiammetta.

Beatrice. Via, presto.

Pancrazio. Che cosa ha fatto?

Trastullo. Ha portato via lo scrigno delle gioje della padrona.

Beatrice. Oh povera me! Sono assassinata.

Pancrazio. Vostro danno. Presto, Trastullo, va, fallo arrestare.

Trastullo. (Parte.)

Beatrice. Ah! mio figlio anderà prigione! Oimè! non posso più...

Pancrazio. Vi sta il dovere. Voi siete causa di tutto, voi l’avete condotto al precipizio, l’avete fatto un ladro, un briccone, (parte)

Beatrice. Dunque la mia tenerezza per quell’indegno sarà stata inutile? Sarà colpevole? Avrò dunque per sua cagione perdute le gioje, perduta la pace, perduta quasi la vita? Ah figlio ingrato! Ah figlio sconoscente e crudele!

SCENA XIV.

Luogo remoto. Notte con luna. Ottavio e Rosaura.

Rosaura. Ma dov’ è il signor Florindo? Ancor non l’abbiamo trovato.

Ottavio. Vi preme tanto ritrovare il signor Florindo?

Rosaura. Se mi preme? giudicatelo voi.