Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/96

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88 ATTO TERZO

Pancrazio. Che cosa ha Fiammetta, che piange e dice che voi l’avete licenziata di casa?

Beatrice. Indegna! Mi ha rubato.

Pancrazio. Avete fatto bene a mandarla via; e che cosa ha Florindo, che batte i piedi, si strappa i capelli e gli ho sentito anco dir fra’ denti qualche paroletta poco buona?

Beatrice. Credo che gli dolgano i denti.

Pancrazio. Che gli dolgano i denti? E io credo che gli dolga la testa, e che per fargliela guarire mi converrà adoprare il bastone.

Beatrice. Perchè? Che cosa vi ha fatto, poverino!

Pancrazio. Sentite. In questo punto m’è stato detto che Florindo ha perso cinquanta scudi in una bisca, e che ha comprato un paio di smanigli d’oro. Se queste cose son vere, è stato lui certissimo che ha rubato i trecento scudi.

Beatrice. Male lingue, marito mio, male lingue. Mio figlio oggi non è uscito di casa. È stato tutto il giorno e tutta la sera a studiare nella mia camera; per questo credo che gli dolgano i denti e il capo.

Pancrazio. Basta, verremo in chiaro della verità. Dov’è il maestro, che non si vede?

Beatrice. Studia e fa studiare Florindo. Lelio è il briccone; egli ha rubati i trecento scudi.

Pancrazio. Per ora non posso dir niente. Ma mi sono state dette certe cose di Florindo che, se le son vere, vogliamo ridere.

Beatrice. Florindo è il più buon figliuolo del mondo.

Pancrazio. S’egli è buono, sarà ben per lui. Se Lelio è il cattivo, ne patirà la cena. Ho parlato con un capitano di nave che è alla vela. Subito che sarò venuto in chiaro chi di due è delinquente, subito lo fo imbarcare, e lo mando via.

Beatrice. Florindo non vi anderà certamente.

Pancrazio. Perchè non v’anderà?

Beatrice. Perchè Florindo è buono.

Pancrazio. Prego il cielo che sia la verità.