Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/120

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112 ATTO PRIMO


la conseggio andar al so paese, tender ai so negozi, e seguitar le pratiche e le usanze e le corrispondenze de so sior barba.

Florindo. Ho i miei ministri che agiscono in mia vece.

Pantalone. I ministri i xe bei e boni; ma col1 paron no gh’abbada, le cosse no le va mai ben. Tutti cerca el proprio interesse, e pochi xe quei che s’impegna con zelo e con calor in favor dei so principali.

Florindo. Quanto prima tornerò a Castellamare; ma giacchè sono in Palermo, non è giusto ch’io parta, senza far vedere alla mia sposa le cose principali della città.

Pantalone. Se la comanda, mi la farò servir.

Florindo. Vi vorrebbe qualche signora, che si prendesse l’incomodo di accompagnare mia moglie.

Pantalone. Gh’ho una nezza2 maridada in t’un dei primi mercanti. La gh’ha carrozza, la gh’ha staffieri, la la servirà ela.

Florindo. Ma poi c’introdurrà in veruna3 conversazione?

Pantalone. M’impegno che i ghe farà tre o quattro sontuose conversazion, e che la sarà trattada come una principessa.

Florindo. Quand’è così, riceveremo le vostre grazie.

Pantalone. Vago subito a avvisar mia nezza.

Florindo. Trattenetevi un momento, tanto che avvisi di ciò la mia sposa. Ehi, signora Rosaura? (la chiama)

SCENA IV.
Donna Rosaura nell’altra camera, e poi esce, e detti; poi Brighella.

Rosaura. Cosa volete? (di dentro)

Florindo. Favorite, venite qui che vi ho da parlare.

Rosaura. Non vi è nessuno che alzi la portiera? (come sopra)

Florindo. Non vi è nessuno.

Pantalone. Gh’ala mal ai brazzi? La servirò mi. (alza la portiera)

Rosaura. Obbligatissima alle sue grazie. (esce)

  1. Quando il.
  2. Nipote.
  3. Bett., Paper, ecc.: Ma poi s’anderà in qualche.