Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/130

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122 ATTO PRIMO

Lelio. Animo, che cosa volete scommettere, signore mie?

Beatrice. Tutto quello che vuole la signora Rosaura.

Rosaura. Scommetto cento doppie.

Beatrice. Doppie di Spagna?

Rosaura. Vi s’intende.

Beatrice. Benissimo. Accetto la scommessa. Cento doppie di Spagna, che mezzogiorno suona alle diciassette.

Rosaura. Che suona alle diciotto.

Beatrice. Ma chi deciderà la scommessa?

Lelio. Io, signore, se vi contentate. Ecco un giornale veridico ed accreditato. Ecco qui: Tavola del mezzogiorno: undici Aprile, a ore diciassette. Signora donna Rosaura, avete perduto la scommessa.

Beatrice. Ho vinto, ho vinto. (con allegria)

Rosaura. Benissimo, ed io sono pronta a pagare. Ecco, signora Contessa, una borsa con cento doppie di Spagna. Contatele, se ne avete dubbio.

Beatrice. Mi maraviglio. Mi fido di voi.

Lelio. (Anche questa è andata bene, che non credeva). (da sè)

Beatrice. Il mezzogiorno dunque suona alle ore diciassette; ma presentemente che ora sarà?

Rosaura. Io direi che fossero sedici.

Beatrice. Ed io scommetto che sono diciassette.

Rosaura. Signora Contessa, siete troppo brava; con voi non iscommetto più. (Ne piglierebbe altre cento). (da sè)

Beatrice. Orsù, volete venire con me? (a Rosaura)

Rosaura. Dove?

Beatrice. A casa mia, dove vi saranno quattro o cinque dame, invitate unicamente per voi.

Rosaura. Riceverò volentieri le vostre grazie. Ma prima, se vi contentate, beviamo la cioccolata. Chi è di là? (chiama)