Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/131

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 123

SCENA VII1.
Arlecchino e detti, poi Brighella.

Arlecchino. Comandar.

Rosaura. Porta la cioccolata.

Arlecchino2. Subito servir. (in atto di partire)

Beatrice. Che grazioso moretto!

Arlecchino. Mi star graziosa moretta, e ti star galanta bianchetta. (a Beatrice)

Beatrice. Come ti chiami?

Arlecchino. Mi chiamar con bocca.

Rosaura. Va via di qua, impertinente.

Lelio. Lasciatelo dire, che la Contessa avrà piacere. È il più caro moro del mondo.

Arlecchino. Per ti star cara. (a Lelio)

Lelio. Per me sei caro? Perchè?

Arlecchino. Perchè non aver quattrini per mi comprar.

Beatrice. Bravo, moretto, bravo!

Arlecchino. Oh, quanto3 star bella! Mi voler bena. Mi, se ti voler, far razza mezza bianca e mezza mora. (a Beatrice)

Rosaura. Va via, briccone. Porta la cioccolata.

Arlecchino. Per ti e per ti portar cioccolata. (a Rosaura e Beatrice) E per ti polentina. (a Lelio e parte) Lelio. Maledetto4 costui! ’

Beatrice. Dove l’avete avuto? (a Rosaura)

Rosaura. Vi dirò; questo è un moro che, quando fu preso, fu portato a Venezia, dove ha principiato a parlar italiano; e sentitelo, che dice quasi tutte parole veneziane corrotte. Egli poi venne in Sicilia sopra una nave, e piacendomi infinitamente il suo spirito e le sue facezie, l’ho comprato dal capitano.

Beatrice. Che nome ha?

  1. Nell’ed. Bett. è sc. IX.
  2. Nell’ed. Bett. manca il dialogo che qui segue, fino alle parole di Arlecchino: L’illustrissimo signor Conte Onofrio ecc.
  3. Ed. Paper.: Oh cara! Quanto.
  4. Pap.: È maledetto