Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/147

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 139

Rosaura. Spero di godere anticipatamente le vostre grazie. (a Clarice)

Clarice. Oggi sarò da voi. (Vi anderò presto, in ora che probabilmente non sarò veduta da alcuna dama). (parte)

SCENA XVI.
La contessa Beatrice, Donna Rosaura, il conte Lelio ed il conte Onofrio.

Lelio. Questa sera, se la signora Beatrice l’accorda, si potrebbe anche fare una piccola festa di ballo1.

Beatrice. Perchè no? Che dite, signora donna Rosaura?

Rosaura. Io mi rimetto.

Onofrio. (Amico, la cera costa cara). (piano a Lelio)

Lelio. (La signora Rosaura ne ha portate due casse).

Onofrio. Bene, via, faremo la festa di ballo.

Lelio. Signora Contessa, potete per il ballo invitare qualche altra dama. (a Beatrice)

Onofrio. Per il ballo sì; ma per la cena no.

Beatrice. Non vorrei mi nascesse qualche altro sconcerto.

Lelio. In casa vostra potete far ballare chi volete.

Beatrice. Per la mia cara Rosaura farò di tutto.

Rosaura. Vi sono molto obbligata. Permettetemi ch’io torni a casa. Mio marito non si è veduto, e mi aspetterà.

Onofrio. Son qui, vi servirò io.

Rosaura. Riceverò le grazie del signor conte Onofrio. A rivederci questa sera. (a Beatrice)

Onofrio. Ehi? Non mi aspettate a pranzo, che non vengo. (a Beatrice)

Beatrice. E dove andate?

Onofrio. Resto con la signora donna Rosaura.

Rosaura. Ma non so se questa mattina vi sarà salvaggiume.

Onofrio. Non importa. So che avete un bravo cuoco. Ci sarà qualche buona zuppa. (parte con Rosaura)

  1. Segue nell’ed. Bett.: «Beatr. Non vorrei mi nascesse qualche altro ecc.».