Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/153

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 145

Pantalone. No digo sta cossa. No son capace de darghe sta sorte de conseggi. Ma una cossa ghe avverto, e po vago via. Le donne le xe come la pasta da far el pan, o troppo tenera, o troppo dura, o bazzotta1 Co l’è troppo tenera, bisogna manizzarla con delicatezza e metterghe della farina, per ridurla a podersene servir. Co l’è bazzotta, ognun xe capace de domarla; ma co la xe dura, ghe vol la gramola e boni brazzi per gramolar. Sior don Fiorindo, a bon reverirla. (parte)

SCENA II.
D. Florindo, poi Arlecchino.

Florindo2. Veramente il signor Pantalone dice bene. Son uomo, sono marito, tocca a me a comandare. Mia moglie dovrà principiar da oggi a fare a modo mio. Saprò farmi obbedire, saprò farmi stimare. Non dico di bastonarla, perchè ella forse bastonerebbe me; ma troverò il modo di ridurla, senza strepito e senza violenza3. Ehi, moro, dove sei?

Arlecchino. Comandar, patron.

Florindo. Hai finito di spazzare i miei panni? Sono all’ordine per riporli?

Arlecchino. Mi aver fatto tutto.

Florindo. Presto dunque, riponi ogni cosa in quei bauli, che or ora abbiamo a partire.

Arlecchino. Come! Partir avanti magnar?

Florindo. Si mangerà per viaggio.

Arlecchino. Ah patron, se mi andar viaggio senza magnar, cascar morto in mezzo de strada.

Florindo. Via, mangerai qualche cosa prima di partire. Sbrigati e termina que’ bauli.

Arlecchino. Dove star maledetto Brighella?

Florindo. Brighella è andato fuori di casa, d’ordine mio.

  1. Bazzotto, «fra duro e tenero, e dicesi comunemente delle uova»: Boerio, Diz. cit.
  2. Nell’ed. Bett. queste parole di Florindo servono a chiudere la sc. I.
  3. Il dialogo che qui segue, manca nell’ed. Bett.