Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/164

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156 ATTO SECONDO

Clarice. Dite quel che volete; ma io non voglio alcuna stoffa 1, se non è forestiera.

Rosaura. Queste altre due sono forestiere.

Clarice. Non mi piacciono.

Rosaura. Dunque?

Clarice. Dunque scusate l’incomodo che vi ho recato. (s’alza)

Rosaura. Volete privarmi delle vostre grazie?

Clarice. In altro tempo goderò della vostra conversazione.

Rosaura. Questa sera, dalla contessa Beatrice. Credo che vi sarà qualche poco di ballo.

Clarice. Fa invito?

Rosaura. Non lo so. Voi siete attesa.

Clarice. Verrò a vedere. (Mi daranno regola le circostanze). (da se) Signora donna Rosaura, vi riverisco. (s’incammina per partire)

Rosaura. Serva divota. (resta al suo posto)

Clarice. (Non fa grazia d’accompagnarmi nemmeno alla porta?) (da sè, e si ferma)

Rosaura. Signora, vi occorre qualche cosa?

Clarice. Queste tappezzerie l’avete portate voi? (camminando)

Rosaura. Signora no. (la seguita)

Clarice. In quest’altra camera qui, chi ci sta? (camminando)

Rosaura. Vi è il guardaroba. (la seguita)

Clarice. Da questa porta si va in sala? (camminando sino alla porta)

Rosaura. Signora sì. (la segue sino alla porta)

Clarice. Basta così. Non occorr’altro. (parte)

SCENA IX.
Rosaura, poi Brighella.

Rosaura. Ora capisco. Si è voluta far accompagnare sino alla porta. Sin dove arriva il puntiglio! Ambisce di essere complimentata anche per forza, anche in luogo ove nessuno la vede. Non importa, voglio soffrir tutto, per superare il mio punto2. Se

  1. Bett.: non porto stoffa.
  2. Queste parole di Beatr. chiudono nell’ed. Bett. la sc. VIII.