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158 ATTO SECONDO


saprei far buon uso delle sue giustificazioni, così saprei anche rispondere alle sue impertinenze. (vedendo ritornar Brighella)1 Ebbene, dov’è la contessa Eleonora?

Brighella. No la s’incomoda, che l’è tornada indrio.

Rosaura. È ritornata indietro? Perchè?

Brighella. Perchè vussustrissima ha fatto aspettar el braccier, avanti de darghe la risposta.

Rosaura. Asinaccio! Sei stato tu che l’hai fatto aspettare.

Brighella. Mi, co la m’ha dito che vada, son andà.

Rosaura. Dovevi andar subito.

Brighella. Mo se la m’ha fatto dir...

Rosaura. Presto, corri, raggiungi la carrozza della contessa Eleonora, dille che il mancamento è provenuto da te, ch’io le domando scusa e che la prego degnarsi di favorirmi.

Brighella. Ma la carrozza la va a forte. La sarà lontana...

Rosaura. Va subito, che ti caschi la testa.

Brighella. Mi son staffier, e no son lacchè. (parte)

SCENA X.
Donna Rosaura, poi il conte Onofrio, poi D. Florindo.

Rosaura. Questo disordine mi dispiace infinitamente. La contessa Eleonora veniva a domandarmi scusa, e il diavolo ha fatto che se n’è andata.
(Il conte Onofrio col tovagliuolo sulle spalle, senza spada, mangiando.)

Onofrio2. Animo, signora donna Rosaura, che la zuppa è in tavola.

Rosaura. Dispensatemi, che oggi non desino.

Onofrio. No? Pazienza, mangeremo noi. (parte)

Rosaura. Ho altro in capo che mangiare. Mi sta sul cuore questo inconveniente colla contessa Eleonora. Spero per altro che si appagherà delle mie giustificazioni, e che ritornerà a visitarmi.

Florindo. Perchè non volete venir a pranzo? (a Rosaura)

  1. Comincia in Bett. la sc. X.
  2. Qui comincia nell’ed. Bett. la sc. XI.