Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/176

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168 ATTO SECONDO


lì a qualche poco Clarice s’alza, e va vicino a Beatrice, e finge parlare con lei; dopo le altre due Dame si alzano, e vanno vicino a Clarice, e lasciano Rosaura sola, e parlano sottovoce con Clarice. Fiorindo s’alza, va per parlare con Rosaura, la quale arrabbiata lo scaccia, ed egli torna al suo posto. Arrivano

La contessa Eleonora ed il conte Ottavio. Beatrice s’alza, va ad incontrarla, e la conduce per sedere presso Rosaura. Ella osserva intorno, e va a sedere in mezzo degli uomini, e resta Rosaura sola. Beatrice, vedendo questo, va ella a sedere presso Rosaura, parlandole piano, e Rosaura scuote il capo. Viene in sala

Un Ballerino, maestro di sala, terminata la sinfonia, ordina a’ Sonatori il minuè. I Sonatori suonano. Il Ballerino per ordine di Beatrice va a prender Rosaura, e con essa balla il minuè. Frattanto che Rosaura balla, tutte le Dame a una per volta partono, e i Cavalieri seguitano le loro Dame. Lelio per arrestarle s’alza, e le seguita. Rosaura, vedendo andar via la gente, prima di terminare il minuè, si rivolta a Beatrice, che va smaniando. I Sonatori si fermano.

Rosaura. Come! A me un affronto di questa sorta? (a Beatrice)

Beatrice. L’affronto lo ricevo io, e lo ricevo per causa vostra.

Florindo. Andiamo, andiamo, me ne farò render conto. (a Rosaura, e parte)

Beatrice. Sia maledetto, quando vi ho conosciuto.

Rosaura. Da una dama della vostra sorte nulla poteva sperar di meglio. (parte)

SCENA XIX1
La contessa Beatrice, poi il conte Lelio, poi il conte Onofrio.

Beatrice. Un affronto alla mia casa? Come mai risarcirlo? Non si parlerà d’altro per i caffè. Sarò io la favola di Palermo.

  1. Nell’ed. Pap. è sc. XXII.