Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/181

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 173

Brighella. A st’ora? Sala che sarà tre ore de notte?

Florindo. La porta si farà aprire1. Va subito; non tardare.

Brighella. (Oh, cossa che vol rider el postiglion!) (parte)

Rosaura. Bravo, ora vedo che mi volete bene e che vi fidate di me.

Florindo. Ma si può sapere che cosa abbiate intenzione di fare?

Rosaura. Or ora lo saprete. Moro?2 (chiama)

Arlecchino. Comandar.

Rosaura. Ascolta bene ciò che ti ordino, e bada di non fallare3.

Arlecchino. Mi star omo, mi no fallar.

Rosaura. Informati dove è il palazzo della contessa Eleonora del Poggio. Introduciti bel bello nel primo ingresso, e domanda a quei servitori se colà vi sono ancora le dame, ch’erano al festino della contessa Beatrice, e portami subito la risposta4.

Arlecchino. No voler altro?

Rosaura. Questo e non altro; mi preme subito.

Arlecchino. In do salti andar e in quattro salti tornar. (parte)

Florindo. Dunque le dame, che erano al festino, sono andate dalla contessa Eleonora?

Rosaura. Così mi ha detto il cocchiere.

Florindo. E voi che pensate di fare, dopo che sarete di ciò assicurata?

Rosaura. Gran curiosità! Lo saprete da qui a poco tempo.

SCENA III5.
Brighella e detti.

Brighella. Ho trovà el postiglion per strada. Gh’ho dà l’ordine e adessadesso el sarà qua.

Florindo. Presto; mettiamoci all’ordine.

  1. Nell’ed. Bett., dove la scena si svolge a Firenze: La porta Romana di questa città sta aperta sino alle sei.
  2. Bett.: «Ehi, lacchè». Comincia poi sc. III: «Lacchè. Illustrissima. Ros. Ascolta bene ecc.»
  3. Segue in Bett.: «Ros. Informati ecc.»
  4. Segue in Bett.: «Lacchè. Subito sarà servita. Flor. Dunque le dame ecc.»
  5. Nell’ed. Bett. è sc. IV.