Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ 219

Don Marzio. Sì, or ora non ha più niente; è morto di fame.

Ridolfo. (Meschino, in che mani è capitato!) (da sè)

Trappola. E al signor Eugenio non importa niente di far sapere i fatti suoi a tutti?

Don Marzio. Io sono una persona, alla quale si può confidare un segreto.

Trappola. Ed io sono una persona, alla quale non si può confidar niente.

Don Marzio. Perchè?

Trappola. Perchè ho un vizio, che ridico tutto con facilità.

Don Marzio. Male, malissimo; se farai così, perderai il credito, e nessuno si fiderà di te.

Trappola. Ma come ella l’ha detto a me, così io posso dirlo ad un altro.

Don Marzio. Va a vedere se il barbiere è a tempo per farmi la barba.

Trappola. La servo. (Per dieci quattrini vuol bevere il caffè, e vuole un servitore al suo comando). (da sè, entra dal barbiere)

Don Marzio. Ditemi, Ridolfo: che cosa fa quella ballerina qui vicina?

Ridolfo. In verità, non so niente.

Don Marzio. Mi è stato detto che il conte Leandro la tiene sotto la sua tutela.

Ridolfo. Con grazia, signore, il caffè vuol bollire. (Voglio badare a fatti miei). (da sè, entra in bottega)

SCENA V.
Trappola e Don Marzio.

Trappola. Il barbiere ha uno sotto; subito che avrà finito di scorticar quello, servirà V. S. Illustrissima.

Don Marzio. Dimmi: sai niente tu di quella ballerina, che sta qui vicino?

Trappola. Della signora Lisaura?

Don Marzio. Sì.