Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/230

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220 ATTO PRIMO

Trappola. So e non so.

Don Marzio. Raccontami qualche cosa.

Trappola. Se racconterò i fatti degli altri, perderò il credito, e nessuno si fiderà più di me.

Don Marzio. A me lo puoi dire. Sai chi sono; io non parlo. Il conte Leandro la pratica?

Trappola. Alle sue ore la pratica.

Don Marzio. Che vuol dire alle sue ore?

Trappola. Vuol dire, quando non è in caso di dar soggezione.

Don Marzio. Bravo; ora capisco. È un amico di buon cuore, che non vuole recarle pregiudizio.

Trappola. Anzi desidera che la si profitti, per far partecipe anche lui delle sue care grazie.

Don Marzio. Meglio! Oh, che Trappola malizioso! Va via, va a far vedere gli orecchini.

Trappola. Al gioielliere posso dire che sono della moglie del signor Eugenio?

Don Marzio. Sì, diglielo pure.

Trappola. (Fra il signor Marzio ed io, formiamo una bellissima segretaria). (da sè, parte)

SCENA VI.
Don Marzio, poi Ridolfo.

Don Marzio. Ridolfo.

Ridolfo. Signore.

Don Marzio. Se voi non sapete niente della ballerina, vi racconterò io.

Ridolfo. Io, per dirgliela, dei fatti degli altri non me ne curo molto.

Don Marzio. Ma sta bene saper qualche cosa, per potersi regolare. Ella è protetta da quella buona pezza1 del conte Leandro, ed egli dai profitti della ballerina ricava il prezzo della sua

  1. Bett., Pap. ecc.: lana.