Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/246

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236 ATTO PRIMO

Don Marzio. E una che veniva l’anno passato a questo caffè ogni sera, a frecciare1 questo e quello.,

Eugenio. Se ella dice che non è mai più stata in Venezia.

Don Marzio. E voi glielo credete? Povero gonzo!

Eugenio. Quella dell’anno passato di che paese era?

Don Marzio. Milanese.

Eugenio. E questa è Piemontese.

Don Marzio. Oh sì, è vero; era di Piemonte.

Eugenio. E moglie d’un certo Flaminio Ardenti.

Don Marzio. Anche l’anno passato aveva con lei uno, che passava per suo marito.

Eugenio. Ora non ha nessuno.

Don Marzio. La vita di costoro; ne mutano uno al mese.

Eugenio. Ma come potete dire che sia quella?

Don Marzio. Se la conosco!

Eugenio. L’avete ben veduta?

Don Marzio. Il mio occhialetto non isbaglia; e poi l’ho sentita parlare.

Eugenio. Che nome aveva quella dell’anno passato?

Don Marzio. Il nome poi non mi sovviene2.

Eugenio. Questa ha nome Placida.

Don Marzio. Appunto; aveva nome Placida.

Eugenio. Se fossi sicuro di questo, vorrei ben dirle quello che ella si merita3.

Don Marzio. Quando dico una cosa io, la potete credere. Colei è una pellegrina che, invece d’esser alloggiata, cerca di alloggiare.

Eugenio. Aspettate, che ora torno. (Voglio sapere4 la verità). (entra in locanda)

SCENA XVII.
Don Marzio, poi Vittoria mascherata.


Don Marzio. Non può esser altro che quella assolutamente: l’aria, la statura, anche l’abito mi par quello. Non l’ho veduta bene

  1. Bett.: a batterla a.
  2. Bett.: non me l’arricordo.
  3. Bett.: l’animo mio; Pap.: le mie parole.
  4. Bett. e Pap.: ben sapere.