Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/332

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320 ATTO PRIMO


filippo1 al braccio. Ordina al mercante che li faccia avere a Rosaura, ma con espressa proibizione di svelar chi li manda2.

Brighella. Diese zecchini buttadi via.

Florindo. Perchè?

Brighella. Perchè no savendo la siora Rosaura da chi vegna el regalo, non l’averà nè obbligazion, nè gratitudine con chi la regala.

Florindo. Non importa, col tempo lo saprà. Per ora voglio acquistar merito senza scoprirmi.

Brighella. Ma come avì fatto a unir sti diese zecchini?

Florindo. Fra le mesate, che mi manda da Bologna mio padre, e qualche incerto delle visite, ch’io vo facendo in luogo del mio principale.

Brighella. Se unisce tutto, e se butta via3.

Florindo. Via, Brighella, va subito a farmi questo piacere. Oggi è il primo giorno di fiera: vorrei ch’ella avesse i pizzi avanti l’ora di pranzo.

Brighella. No so cossa dir, lo fazzo de mala voia, ma lo servirò.

Florindo. Avverti che sieno belli.

Brighella. La se fida de mi.

Florindo. Ti sarò eternamente obbligato.

Brighella. (Co sti diese zecchini, un omo de spirito el goderia mezzo mondo). (parte

SCENA VII.
Florindo, poi Ottavio.

Florindo. Ecco lì quel caro terrazzino, a cui s’affaccia il mio bene. S’ella ora venisse, mi pare che vorrei azzardarmi di dirle qualche parola. Le direi, per esempio...

  1. Bett., Pap. ecc.: a un zecchino.
  2. Bett. continua: alla pena, parlando, di un carico di legnate.
  3. Segue nell’edd. Bett.: «Flor. Io non ho altro piacere al mondo che questo. Brigh. Una volta l’aveva tanto gusto a far le commediole coi bambozzi, adesso nol se diletta più? Flor. Ho portato a Venezia il mio teatrino, e l’ho qui in casa, e qualche volta mi diverto, ma quest’amore mi fa perdere la voglia di tutto. Brigh. Ah, ch’el se devertissa. Vegniro anca mi qualche volta; faremo delle commedie; canteremo... Fior. Via, Brighella ecc.»