Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/347

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IL BUGIARDO 335

SCENA XVII1.
Pantalone solo.

Sta inclinazion ghe xe poche putte2 che no la gh’abbia. Chi per meggiorar condizion, chi per aver un poco più de libertà, chi per non dormir sole, no le vede l’ora de maridarse.

SCENA XVIII.
Lelio ed un Vetturino dalla locanda, e detto.

Vetturino. Mi maraviglio di lei, che non si vergogni darmi un zecchino di mancia da Napoli sino a Venezia.

Lelio. La mancia è cortesia, e non è obbligo: e quando ti do un zecchino, intendo trattarti bene.

Vetturino. Le mance sono il nostro salario. Da Napoli a qui, mi aspettavo almeno tre zecchini.

Pantalone. (Sto zentilomo vien da Napoli, chi sa che no l’abbia visto mio fioa). (da sè

Lelio. Orsù, se vuoi lo zecchino, bene; se no, lascialo, e ti darò in cambio una dozzina di bastonate.

Vetturino. Se non fossimo a Venezia, le farei vedere quel che sono3 i vetturini napoletani.

Lelio. Vattene4, e non mi rompere il capo.

Vetturino. Ecco cosa si guadagna a servire questi pidocchiosi. (parte

Lelio. Temerario! Ti romperò le braccia. (È meglio lasciarlo andare). (da sè

Pantalone. (Che el fusse elo mio fio?) (da sè

Lelio. Vetturini! Non si contentano mai. Vorrebbero potere scorticare il povero forastiere.

Pantalone. (Voggio assicurarne con bona maniera, per no fallar). (da sè) Lustrussimo, la perdona l’ardir, vienla da Napoli?

  1. Figlio.
  1. Questa scena nell’ed. Bett. è unita alla precedente.
  2. Bett.: donne.
  3. Bett.: vedere io cosa sono.
  4. Bett.: Orsù, vattene.