Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/367

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IL BUGIARDO 355

Pantalone. De che condizion?

Lelio. È figlia di un Cavaliere.

Pantalone. De che paese?

Lelio. Napoletana.

Pantalone. Hala dota?

Lelio. È ricchissima.

Pantalone. E d’un matrimonio de sta sorte no ti me avvisi? Gh’avevistu paura, che disesse de no? No son miga matto. Ti ha fatto ben a farlo. Ma perchè no dir gnente nè a mi, nè a to barbaa? L’hastu fursi fatto in scondonb dei sói?

Lelio. Lo sanno tutti1.

Pantalone. Ma perchè tàserc con mi e co mio fradello?

Lelio. Perchè ho fatto il matrimonio su due piedi.

Pantalone. Come s’intende un matrimonio su do2 piè?

Lelio. Fui sorpreso dal padre in camera della sposa...

Pantalone. Perchè gieristu andà in camera della putta?

Lelio. Pazzie amorose, frutti della gioventù.

Pantalone. Ah desgrazià! Basta, ti xe maridà, la sarà fenia. Cossa gh’ala nome la to novizza?

Lelio. Briseide.

Pantalone. E so pare?

Lelio. Don Policarpio.

Pantalone. El cognome?

Lelio. Di Albacava.

Pantalone. Xela zovene?

Lelio. Della mia età.

Pantalone. Come hastu fatto amicizia?

Lelio. La sua villa era vicina alla nostra.

Pantalone. Come t’hastu introdotto in casa?

Lelio. Col mezzo d’una cameriera.

Pantalone. E i t’ha trovà in camera?

Lelio. Sì, da solo a sola.

  1. Zio.
  2. Di nascosto.
  3. Tacere.
  1. Bett. aggiunge: «Pant. Anca so padre? Lel. Anche lui».
  2. Bett.: fatto su do.