Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/39

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IL TEATRO COMICO 33

Lelio. Permetta che con tutto il rispetto eserciti un atto del mio dovere. (le bacia la mano)

Placida. Mi onora troppo, signore, io non lo merito.

Lelio. Ella, signora, è forse la seconda donna? (a Beatrice)

Beatrice. Per servirla.

Lelio. Permetta che ancora seco... (come sopra)

Beatrice. No certamente. (la ritira)

Lelio. La supplico . . . (torna a provare)

Beatrice. Non s’incomodi. (come sopra)

Lelio. È mio debito.

Beatrice. Come comanda. (gliela bacia)

Orazio. Questo poeta è molto cerimonioso. (a Eugenio)

Eugenio. I poeti colle donne sono quasi tutti così. (ad Orazio)

Orazio. Ella dunque è il signor Lelio, celebre compositore di commedie, non è così?

Lelio. A’ suoi comandi. Chi è vossignoria, se è lecito di saperlo?

Orazio. Sostengo la parte di primo amoroso, e sono il capo della compagnia.

Lelio. Lasci dunque che eserciti seco gli atti del mio rispetto. (lo riverisce con affettazione)

Orazio. La prego, non s’incomodi. Eh là, dategli da sedere.

Lelio. Ella mi onora con troppa bontà. (i servi portano una sedia e partono)

Orazio. Si accomodi.

Lelio. Ora, se mi permette, anderò vicino a queste belle signore.

Orazio. Ella sta volentieri vicino alle donne.

Lelio. Vede bene. Le Muse sono femmine. Viva il bel sesso. Viva il bel sesso.

Petronio. Signor poeta, gli son servitore.

Lelio. Schiavo suo. Chi è ella, mio padrone?

Petronio. Il Dottore, per servirla.

Lelio. Bravo, me ne rallegro. Ho una bella commedia fatta per lei.

Petronio. Come è intitolata?