Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/465

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L'ADULATORE 451

Conte. Obbedisco.

Luigia. (Vorrei ch’ei m’intendesse, senza parlare). (da sè)

Conte. Signora donna Luigia, che risposta mi date intorno alla signora donna Isabella?

Luigia. Avete voi parlato con don Sigismondo?

Conte. Da ieri in qua non l’ho veduto.

Luigia. Mi rincresce.

Conte. Aveva egli a dirmi qualche cosa per parte vostra?

Luigia. Per l’appunto.

Conte. Che bisogno c’è di parlar per interprete? Signora, se avete a dirmi cosa di qualche rimarco, ditemela da voi stessa.

Luigia. Vi dirà il segretario quello ch’io dir non oso.

Conte. Evvi qualche difficoltà?

Luigia. Se quei sentimenti che ho da voi raccolti, sono sinceri, tutto anderà a seconda de’ vostri desiri.

Conte. Tant’è vero che io parlo sinceramente, che ho già preparato l’anello.

Luigia. Per darlo a chi?

Conte. Alla signora donna Isabella.

Luigia. Alla signora donna Isabella?

Conte. Per l’appunto, alla mia sposa.

Luigia. Alla vostra sposa?

Conte. Signora, voi mi parlate con una frase, che non intendo.

Luigia. Sarà magnifico quest’anello.

Conte. Eccolo. L’ho portato da Roma. Vi sono dei diamanti più grandi, ma forse non ve ne saranno dei più perfetti.

Luigia. Favorite.

Conte. Osservate. (le dà l’anello)

Luigia. Veramente è assai bello. (se lo pone in dito) S’accomoda al mio dito perfettamente.

Conte. Spero starà egualmente bene in dito alla signora donna Isabella.

Luigia. Isabella è ancora troppo ragazza.

Conte. È vero, è ragazza; ma è in una età giustissima per farsi sposa.