Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/616

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602 ATTO TERZO

Brighella.Porto la cioccolata ai do poeti,

     Ma i torria più tosto do zalletti. (parte)

Ottavio. Che asino! Rimare zalletti con poeti. Poeti si scrive con un t solo, e zalletti con due. Ma quanti vi cadono in quest’errore! Io non ci caderò certamente, poichè non faccio rima senza l’aiuto del mio rimario. Benedetto Stigliani! Ti sono pure obbligato. Oh, quanti avranno a te quest’obbligazione! Quanti poeti cercano le rime sul rimario, e misurano i versi sulle dita!

SCENA VI.
Lelio ed Ottavio.

Lelio. Riverisco il signor Ottavio.

Ottavio. Addio, Ovano Pazzio. Io mi chiamo Alcanto Carinio.

Lelio. Il mio carissimo signor Alcanto, la nostra accademia principia male.

Ottavio. Perchè dite questo?

Lelio. Perchè si ammettono genti forestiere, senza sapere chi siano, e invece di formare un’accademia di persone dotte e civili, faremo un’unione di vagabondi e d’impostori.

Ottavio. Come! La virtù merita in chi si sia essere rispettata. Il signor Tonino è una persona civile, e poi è un eccellente poeta.

Lelio. Un eccellente poeta? Mi meraviglio di voi, che per tale credere lo vogliate.

Ottavio. Non avete sentito con che bravura ha improvvisato?

Lelio. Io stimo infinitamente gli improvvisatori, ma fra questi vi sono delle imposture assai.

Ottavio. Sia comunque volete voi, vi saranno degl’improvvisatori cattivi, ma il signor Tonino certamente è uno dei buoni.

Lelio. Se è tale, conviene meglio sperimentarlo. Anticamente dai Greci e dai Latini, per provare i poeti, si accostumavano li certami, nei quali combattè principalmente coi versi Omero con Esiodo, Pindaro con Corinna, e Nerone istesso cantò nei certami, e vinse varie corone.