Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/78

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72 ATTO TERZO

Orazio. Basta così, non dite altro, per amor del cielo.

Eleonora. Perchè? Recito tanto male?

Orazio. No, quanto al recitare son contento, ma non posso sofferire di sentir a porre in ridicolo i bellissimi e dolcissimi versi della Didone; e se avessi saputo che il signor Lelio avesse strapazzati i drammi d’un così celebre e venerabile poeta, non l’avrei accettato nella mia compagnia: ma si guarderà egli di farlo mai più. Troppo obbligo abbiamo alle opere di lui, dalle quali tanto profitto abbiamo noi ricavato.

Eleonora. Dunque vi pare ch’io possa sufficientemente passare per recitante?

Orazio. Per una principiante siete passabile; la voce non è ferma, ma questa si fa coll’uso del recitare. Badate bene di battere le ultime sillabe, che s’intendano. Recitate piuttosto adagio, ma non troppo, e nelle parti di forza caricate la voce, e accelerate più del solito le parole. Guardatevi sopra tutto dalla cantilena e dalla declamazione, ma recitate naturalmente, come se parlaste, mentre essendo la commedia una imitazione della natura, si deve fare tutto quello che è verisimile. Circa al gesto, anche questo deve essere naturale. Movete le mani secondo il senso della parola. Gestite per lo più colla dritta, e poche volte colla sinistra, e avvertite di non moverle tutte due in una volta, se non quando un impeto di collera, una sorpresa, una esclamazione lo richiedesse; servendovi di regola, che principiando il periodo con una mano, mai non si finisce coll’altra, ma con quella, con cui si principia, terminare ancora si deve: d’un’altra cosa molto osservabile, ma da pochi intesa, voglio avvertirvi. Quando un personaggio fa scena con voi, badategli, e non vi distraete cogli occhi e colla mente; e non guardate qua e là per le scene o per i palchetti, mentre da ciò ne nascono tre pessimi effetti. Il primo, che l’udienza si sdegna, e crede o ignorante, o vano, il personaggio distratto. Secondo, si commette una mala creanza verso il personaggio, con cui si deve far la scena; e per ultimo, quando non si bada al filo del ragionamento, arriva inaspettata la parola del sug-