Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/87

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

IL TEATRO COMICO 81

Orazio. Certamente, tutto contribuisce al buon esito delle cose.

Suggeritore. So che non vorreste che vostro figlio... (di dentro, suggerendo) So che non vorreste che vostro figlio... (più forte)

Tonino. Dottor, a vu.

Dottore. Ah, son qui. So che non vorreste che vostro figlio si ammogliasse, perchè voi siete innamorato della mia figliuola; ma questa vostra debolezza fa torto al vostro carattere, alla vostra età. Rosaura non si sarebbe mai persuasa di sposar voi; dunque era inutile il vostro amore, ed è un atto di giustizia che contentiate il vostro figliuolo; e se amate Rosaura, farete un’azione eroica, da uomo onesto, da uomo savio e prudente, a cederla a una persona che la renderà felice e contenta, e avrete voi la consolazione di essere stato la causa della sua più vera felicità.

Pantalone. Sì ben, son un galantomo, son un omo d’onor, voggio ben a sta puttaa, e voggio far un sforzo per demostrarghe l’amor che ghe porto. Fiorindo sposerà vostra fia, ma perchè vostra fia l’ho vardada con qualche passion, e no me la posso desmentegarb, non voggio metterme a rischio, avendola in casa, de viver continuamente all’inferno. Florindo, fio mio, el ciel te benediga. Sposa siora Rosaura, che la lo merita, e resta in casa con ela e co so sior pare, fina che vivo mi, e te passerò un onesto e comodo trattamento. Niorac, za che no me avè volesto ben a mi, voggie ben a mio fio. Trattelo con amor e con carità, e compatì le debolezze de un povero vecchio, orbà più dal vostro merito, che dalle vostre bellezze. Dottor caro, vegnì da mi, che metteremo in carta ogni cossa. Se ve bisogna roba, bezzi, son qua. Spenderò, farò tutto, ma in sta casa no ghe vegno mai più. Oimè! gh’ho el cuor ingroppà d, me sento che no posso più. (parte)

Rosaura. Povero padre, mi fa pietà.

  1. Fanciulla.
  2. Dimenticare.
  3. Nuora.
  4. Aggruppato.