Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, V.djvu/321

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situati e condotti, ch’io credo dover dire per prova che l’autore del Figlio naturale non ha niente preso dalla mia Commedia, ch’egli non la conosca, non l’abbia letta, o almeno almeno non l’abbia intesa. Tutte le altre cose ch’egli ha scagliato contro di me in questa tale Poetica, le dono di buon cuore all’irascibile che gli è montato alla testa, e sarei disposto a dargli tutte le marche possibili della mia stima, e di una totale dimenticanza di questo fatto. Ma in un anno e mezzo ch’io sono a Parigi1, non ho mai avuto la sorte di poterlo vedere, ed io certamente non l’ho sfuggito.2

Eccovi, Lettori miei gentilissimi, narrato il fatto, con quella ingenuità che avete sempre ne’ miei scritti trovata, e che sarà sempre la guida delle mie operazioni. Ho voluto istruirvi di ciò, poichè è facile che vi arrivino nelle mani i Fogli de’ quali vi ho ragionato, ed è per me cosa giusta ed interessante che non crediate che tutta la Francia abbia sottoscritto ad una Poetica che m’insulta.

Dovrei ora parlarvi del mio Vero Amico, ma vi ho troppo lungamente trattenuti con questa lettera, per entrare nel dettaglio della Commedia. Leggetela, e vi troverete, io spero, il vero carattere dell’amicizia, superiore all’interesse ed alla passione. Può essere che il matrimonio di Rosaura non si accordi col desiderio di di qualche cuore assai tenero, ma io non ho immaginato questa commedia per il trionfo dell’amore, ma per quello dell’amicizia; ed è sempre lodevole il sagrifizio che proviene dalla virtù. Qualche notabile cambiamento troverete anche in questa Commedia, specialmente nel carattere di Beatrice; cambiamento che mi parve necessario pel decoro del sesso amabile. Non è strana cosa, specialmente in Italia, il veder delle donne che per amore si umiliano, ma io ho creduto di render loro miglior giustizia, esentando le belle e le giovani da tal debolezza, lasciandola a quelle che per ragion dell’età hanno bisogno di raccomandarsi.

  1. Il Goldoni arrivò a Parigi ai 26 d’agosto del 1762: questa prefazione fu dunque scritta, se non mandata al Pasquali, nei primi mesi del 1764.
  2. La visita del Goldoni al Diderot è raccontata nei Mémoires, III, ch. 5Memorie di Carlo Goldoni.