Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, V.djvu/330

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314 ATTO PRIMO

Florindo. Ella mi fa una finezza che io non merito.

Beatrice. E siete in obbligo di corrispondere all’amor mio.

Florindo. Questo è quello che mi pare un poco diffìcile.

Beatrice. Sì, siete in obbligo di corrispondermi.1 Una donna che ha superato il rossore, ed ha svelato l’arcano dell’amor suo, non merita di essere villanamente trattata2.

Florindo. Io non l’ho obbligata a parlare.

Beatrice. Ho taciuto un mese3, ora non posso più.

Florindo. Se ella taceva un mese e un giorno, non era niente.

Beatrice. Io non mi pento di aver parlato.

Florindo. No? Perchè?

Beatrice. Perchè mi lusingo che mi amerete ancor voi.4

Florindo. Signora, sono in necessità di partire.

Beatrice. Ecco mio nipote.

Florindo. Arriva in tempo. Più presto mi licenzio, più presto parto.

SCENA V.

Lelio e detti.

Lelio. Amico, ho inteso dal vostro servo una nuova che mi sorprende. Voi volete partire? Voi volete lasciarmi?

Florindo. Caro signor Lelio, se mi amate, lasciatemi andare.5

Lelio. Non so che dire, mi converrà lasciarvi partire.

Beatrice. E avrete voi la debolezza di lasciarlo andare? Sapete perchè ci lascia? Per una vana delicatezza. Diss’egli a me: è un mese ch’io son ospite in casa vostra, è tempo che vi levi l’incomodo. Eh! che fra gli amici non si tratta così. Due mesi, quattro mesi, un anno, siete padrone di casa nostra, non è egli vero? (a Lelio)

  1. Segue nell’ed. Pap.: «Fior. Cara ella, mi dica il perchè. Beatr. Una donna ecc.».
  2. Pap.: scacciata.
  3. Pap.: un intero mese.
  4. Segue nell’ed. Pap.: «Flor. Dimani parto, signora mia. Beatr. Ecco mio fratello ecc.».
  5. Segue nell’ed. Pap.: «Lel. Vi amerei poco, se preferir volessi il piacer di godervi alle vostre premure. Non so che dire, mi converrà lasciarvi partire; spero però che non mi negherete una grazia. Fior. Comandatemi; che non farei per un amico di cuore? Beatr. Caro fratello, e avrete voi la debolezza ecc.».