Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, VI.djvu/118

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
108


cine questa nobile novella Attrice, confessato avrebbe egli stesso, che più delle artifiziose parole sue, forza hanno due neri occhi brillanti, con tale industria or da fierezza, or da pietà regolati, che arte non val poetica nè a descrivere, nè a immaginare. Questa è l’unica volta ch’io ho saputo invidiare un Autor Franzese, e veggendolo sì fortunato, che al sommo grado fosse l’opera sua per sì bella cagion portata, se in volto della Greca Ermione tanto potere locato avessero i Numi, compatibili state sariano le furie d’Oreste; e quell’istesso impareggiabile Attore, che in faccia vostra un tal personaggio eccellentemente rappresentava, con tutto che fornito egli sia d’uno spirito e d’una vivacità sorprendente, non so come egli potesse anche nella finzione resistere.

Tempo è ormai ch’io esca d’un tal proposito, in cui mi sarò forse troppo arditamente diffuso; ma tanta è l’impressione che fecesi nell’animo mio allora, che con piacer ne ragiono, e come dissi, vi dipingerei anche adesso, se l’arte avessi di farlo. Meglio per me sarebbe per altro ch’io descriver sapessi le morali virtù che vi adornano, e lo farei ben anche, se avessi la perfetta cognizione di esse posseduta dal celeberrimo Dottor Francesco Zanetti, che le ha sì bene descritte in quel suo eccellente trattato della Morale Filosofia, in compendio ridotta, regalatomi gentilmente dall’amico vostro, l’eruditissimo Signor Conte Gregorio Casali. Leggete pure, nobilissima Dama, col genio vostro alle Lettere, un cotal libro, e troverete in esso di che consolarvi, quelle virtù, quelle massime rilevandovi, che in voi medesima sono e per natura, e per istudio, e per educazion radicate; e siccome consiglio tutti a studiare su tal volume la vera virtù, per l’amore che deesi alla medesima avere, e per la facilità che in esso trovasi di ben conoscerla e di fondatamente impararla, così animare li voglio eziandio a farlo, per concepire quell’idea del merito vostro, che a me non dà l’animo colle parole mie di rappresentare. Per me dando fine a questo ossequioso mio foglio, restringerommi soltanto a supplicare l’E. V. di accogliere sotto gli auspicj dell’alta protezione vostra questa Commedia mia, che umilmente vi raccomando. Ella ne ha bisogno più di alcun’altra, perche di un genere ro-