Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/41

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all’otto per cento, quaranta ducati all’anno. In cento visite non guadagno tanto). (da sé)

Giacinto. Prenda, signore, quattro zecchini di più.

Dottore. Di più? Che abbia fallato a contare?

Giacinto. Il peso porta così. Questo è denaro suo. Son un ga- lantuomo. Non voglio quel che non è mio.

Dottore. Oh onoratissimo signor Giacinto. Voi siete il primo ga- lantuomo del mondo.

Giacinto. Ora gli faccio il suo riscontro. E quanto più presto verrà a prendere i suoi denari, mi farà più piacere.

Dottore. Sì, signore, da qui a qualche anno.

Lelio. Oh via, ora non è tempo di discorrere di queste cose. Fategli la sua cauzione. (a Giacinto)

Giacinto. Presto gliela faccio. (va a scrivere al banco)

Lelio. Non potevate capitare in mani migliori. (al Dottore)

Dottore. E verissimo. La sorte mi ha favorito.

Lelio. Vi consiglierei partire, prima che venisse il signor Pan- crazio, (al Dottore)

Dottore. Perchè? Anzi vorrei dirgli, che non mi occone altro da lui.

Lelio. Se quel vecchio avaro sa che suo figliuolo ha preso de- nari all’otto per cento, è capace di sconsigliarlo, (al Dottore)

Dottore. Il signor Giacinto negozia del suo.

Lelio. E vero, ma alle volte si lascia consigliar da suo padre.

Dottore. Presto dunque. Avete finito, signore? (a Giacinto)

Giacinto. Ho finito. Legga, se va bene.

Dottore. (Legge borbottando) Va benissimo.

Giacinto. Venga ogni sei mesi, che avrà i suoi frutti puntuali.

Dottore. Non occorr’altro. Signore, la riverisco e la ringrazio.

Giacinto. Ringrazi il signor Lelio.

Dottore. Vi sono tanto obbligato. (a Lelio)

Lelio. Quando posso far del bene agli amici, lo faccio volentieri.

Dottore. Che siate tutti due benedetti. (Fortuna, ti ringrazio : ho impiegati bene li miei denari. Son contentissimo), (da sé; parte