Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/42

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SCENA VIII.

Giacinto e Lelio.

Giacinto. Questo dottore è il più bravo medico del mondo.

Lelio. Perchè?

Giacinto. Perchè con questo recipe ha rimediato alle mie piaghe.

Lelio. Io vi ho fatto il mezzano. Voglio la senseria.

Giacinto. Tutto quel che volete. Siete padrone di tutto.

Lelio. Prestatemi venti zecchini.

Giacinto. Volentieri. Sapete chi sono. Per gli amici darei anche la camicia. Prendete, questi sono venti zecchini.

Lelio. E i trenta per l’abito da dare alla Virtuosa ?

Giacinto. Volete li dia a voi ? Volete andar voi a fare la spesa ?

Lelio. Sì, se volete, vi servirò io. Comprerò quel drappo che avete scelto, e lo porterò a madama in nome vostro.

Giacinto. Bravissimo; mi farete piacere, prendete: questi sono li trenta zecchini, e ditele che mi voglia bene.

Lelio. E obbligata a volervene. Voi l’avete levata dalle miserie, ed avete fatta la sua fortuna.

Giacinto. E farò ancor di più, se avrà giudizio.

Lelio. La sposerete?

Giacinto. Sposarla poi no.

Lelio. V aspetto al caffè.

Giacinto. Sì, ci rivedremo.

Lelio. (Povero gonzo ! Egli spende, ed io mi diverto alle di lui spalle). (da sé; parte

SCENA IX.

Giacinto solo. Questi denari son venuti a tempo! Finalmente non glieli ho già truffati : li ho presi all’ otto per cento, e se non pagherò io, pagherà mio padre. Non posso stare io senza denari, e quando sono pochi, non mi bastano. Cogli amici sono di buon cuore ; con le donne son generoso; mi piace un poco giuocare; la