Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/56

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SCENA XVIII.

Giacinto e dette.

Giacinto. Padronissima, le sono servidoretto.

Madamigella. Padronissima e servidoretto ! Queste sono cari- cature.

Giacinto. Oh, in quanto alle caricature ciascheduno (0 ne ha la sua parte.

Beatrice. (Abbiate giudizio). (piano a Giacinto)

Madamigella. Spiegatevi : mi credete (2) voi caricata ?

Giacinto. Una donna tutto il giorno coi libri in mano (3) ...

Madamigella. È peggio assai veder un giovine colle carte in mano da giuoco.

Beatrice. Sentite? Vostro danno. (4) (a Giacinto)

Giacinto. Vossignoria parla con una gran libertà.

Madamigella. Parlo come mi avete insegnato voi.

Giacinto. E molto che una sapiente della sua sorte si degni d’ imparare da me.

Madamigella. Da’ cattivi maestri s’impara il male per forza.

Giacinto. Eppure, con tutto che mi disprezza, mi dà piacere.

Madamigella. Né voi mi dispiacereste, se foste un poco più ragionevole.

Beatrice. Via, siate buoni tutti due. Si vede che avete de! genio, ma non vi sapete far intendere. (Volesse il cielo, che seguisse un tal matrimonio). (da se)

Madamigella. Sapete voi che cosa sia amore? (a Giacinto)

Giacinto. Non so se m’ ingarmi ; ma mi pare di saperlo.

Madamigella. Come lo sapete?

Giacinto. Perchè ho fatto all’amore tutto il tempo della vita mia.

Madamigella. Voi non sapete nulla. Amore nasce dall’ intelletto.

Giacinto. Ed io dico che amore nasce dalla volontà. (I) Pap.: In quanto alla caricatura, ella ecc. (2) Pap.: in che mi credete. (3) Pap. aggiunge: non e una caricatura? (4) Segue nel!’ ed. Pap.: « Giac. Non posio soffrire le giovani dottoresse. Mad. Ne io i giovinotti balordi. Giac. Vossignoria ecc. »,