Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/131

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SCENA VI.

Corallina sola. Eh, so dov’ è quel nido di passere. E un palazzo che casca a pezzi. Che caro signor Ottavio! In casa sua si sguazza quando piove. Sì, anderò a star con lui, e tutti due andremo poi a stare con qualchedun altro. Con tutto che egli sia spiantatis- simo, ha un’ albagia del gran diavolo, lo, grazie al cielo, non ho bisogno di lui ; non cambierei il padrone che ho, con quanti ne conosco nei nostri contomi. Egli è il più buon uomo di questo mondo. Mi vuol bene, mi tratta bene, e spero con esso lui di fare la mia fortuna.

SCENA VII.

Frangiotto servitore, e la suddetta.

Frangiotto. Corallina, il padrone è alzato.

Corallina. Presto dunque, ch’ io vada a portargli la cioccolata.

Frangiotto. L’ acqua l’ho messa ora al fuoco ; lasciate che si riscaldi.

Corallina. Ve n’era di fatta nella cioccolattiera.

Frangiotto. Ve n’ era, ed ora non ve n’ è più.

Corallina. Chi l’ha bevuta?

Frangiotto. Io.

Corallina. Buon prò vi faccia, e buon sangue.

Frangiotto. Dovreste dire anche buone carni e buone ossa, e buono e forte temperamento.

Corallina. Sì, caro Frangiotto, governatevi bene ; nutritevi bene ; se avete ad esser mio, vi voglio bello, grasso e robusto.

Frangiotto. Tocca a voi a pensarci.

Corallina. A me tocca?

Frangiotto. Sì, a voi. Se ho da essere cosa vostra, tocca a voi a ingrassarmi.

Corallina. Colla biada del padrone ingrasseremo tutti due, non abbiate timore.