Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/157

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Florindo. Già sapete che non ho alcuno che mi comandi ; che son padrone di me medesimo....

Rosaura. Queste cose le so ; venghiamo alla conclusione.

Florindo. Quella lite che m’ inquietava....

Rosaura. Ora ci mancava la lite.

Florindo. E terminata. L ho vinta.

Rosaura. Me ne rallegro. Spicciatevi.

Florindo. Ho comperata una casa grande....

Rosaura. Se seguitate di questo passo, vi pianto assolutamente.

Florindo. Cara Rosaura, sono venuto espressamente per questo.

Rosaura. E come pensate di contenervi ?

Florindo. Penso chiedervi al vostro zio....

Rosaura. Eccolo lì, ch’egli viene. Parlategli dunqife subito, ch’io mi ritiro. (parte)

Florindo. Egli viene opportunamente. Ma è in compagnia con un altro. Lo vonei solo. Passerò nel cortile, e attenderò il mo- mento più favorevole. (parte

SCENA IX.

Pantalone e Lelio.

Pantalone. Caro sior Lelio, la prego de lassar le cerimonie da banda, e le parole studiae : la me diga el so sentimento chiéuro, schietto, alla bona, se la voi che l’ intenda, e se la voi che ghe responda a proposito.

Lelio. Dirò dunque, brevemente e chiarissimamente parlando....

Pantalone. Via, da bravo.

Lelio. Che siccome gli effetti simpatici dell’ attrazione operano negl’ individui umani....

Pantalone. Tornemo da capo.

Lelio. Così la magnetica possanza delle amorose pupille della ni- pote hanno attratto gli effluvi dell’ acceso mio cuore.

Pantalone. Mo che diavolo de parlar xe questo !

Lelio. Onde....

Pantalone. Onde....