Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/158

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Lelio. Quantunque sia il merito mio a quello della nipote vostra eterogeneo....

Pantalone. Eterogeneo....

Lelio. Mi consolo e mi animo con il poeta Che ogni disuguaglianza amore uguaglia.

Pantalone. Ala finio?

Lelio. No, signore, ho principiato appena.

Pantalone. Avanti che la se inoltra nel discorso, vorla che ghe diga mi do parole?

Lelio. Le ascolterò con quel piacere con cui si odono le melodie più sonore.

Pantalone. Ho capio quel che la me voi dir.

Lelio. Effetto della vostra perspicacissima mente.

Pantalone. Ghe piase mia nezza Rosaura?

Lelio. Come alle api la fresca rosa.

Pantalone. Che intenzion mo gh’ ala sul proposito de sta riosa ?

Lelio. Coglierla vorrei sul mattino ; levandola dal giardino vostro per trapiantarla nel mio.

Pantalone. Ho inteso tutto. Ma co sta sorte de termini no se tratta un affar serio de sta natura. Parlemose schietto. Sior Lelio, burleu o diseu da senno?

Lelio. Parlo del miglior senno ch’ io m’ abbia.

Pantalone. Mia nezza ve piase ?

Lelio. La preferisco a Diana, a Venere ed alle Grazie istesse.

Pantalone. Che intenzion gh’aveu sera de eia?

Lelio. Se una propizia stella....

Pantalone. Lassemo star le stelle e la luna, parie sul sodo ; la voleu per muggier?

Lelio. Ecco il punto, ove tendono le linee dei miei desideri.

Pantalone. (E no gh’ è remedio, che el voggia lassar sti stram- botti), (da sé)

Lelio. Voi scrutatore degli animi innamorati....

Pantalone. Alle curte, sior Lelio. Mia nezza no gh’ ha altro che siemile ducati de dota.

Lelio. Perdonate. Vostra nipote ne ha assai di più.