Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/182

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del vostro merito ; non potrete però dolervi dell’ amor mio e della mia fedeltà. Per voi ho sagrificato, posso dire, la più bella mia gioventù. Per voi ho lasciato tanti partiti per nuo- vamente accasarmi ; ma tutto era dovuto alla vostra bontà. Vi lascio, signore, e vi prego dal cielo ogni bene. Vi domando perdono, se ho avuto l’ ardire di lusingarmi d’ essere da voi amata. Le mie speranze erano fondate sulle vostre generose espressioni ; ma ora conosco l’ ingaimo mio, confesso la mia viltà, il mio demerito; e procurerò di scancellar la mia colpa, a forza di lacrime e di sospiri. (piangendo)

Beatrice. (Che maledetta arte ha costei!) (Ja sé)

Pantalone. (Singhiozzando) No, cara fia ... no me abbandonò ; ve voi ben ... sarò mia ...

Beatrice. Signor Pantalone ...

Pantalone. Lassème star, siora. Corallina xe el mio cuor, le mie vissere.

Beatrice. Dunque...

Pantalone. Donca la vói sposar.

Beatrice. Signora Corallina, me ne rallegro con lei.

Corallina. Quando sarò sposata, le risponderò.

SCENA Vili.

Lelio e detti.

Lelio. Signore, eccomi a ricevere il premio delle amorose mie pene. Sono sei ore e più ch’ io ardo d’ amore : è tempo ormai che mi concediate ristoro.

Pantalone. Xe sie ore che sé innamora ? Ve par assae ? Mi xe più de sie anni che sospiro, e ancuo spero de consolarme.

Lelio. Consolate me ancora, per quanto vi è caro il favore del Dio bendato.

Pantalone. Adesso manderemo a chiamar la putta, e sentiremo da eia.

Lelio. Non e’ è bisogno di mandarla a chiamare. Propizia sorte r ha qui condotta.