Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/249

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Lelio. In quanto a me, quando mi mantenete quello che mi avete ostentato, io non recalcitro alle vostre nozze. Così morirete più presto.

Rosaura. Signor padre, non so che dire. Una castalda non è vostra pari ; ma se si tratta di vedervi contento, non mi la- gnerò certamente.

Florindo. lo pure l’approverò ...

Ottavio. Voi come e’ entrate )

Florindo. C entro, perchè ...

Ottavio. Eh tacete. Non gli abbadate. (a Pantalone) Pantalone, alla povera gastalda converrà che le fate un poca di dote.

Pantalone. Certo che bisognerà che pensa a lassarghe qualcossa dopo la mia morte.

Ottavio. Investitele la dote sopra i miei beni.

Pantalone. La dise ben, no ghe sarà pericolo che l’ acqua o la tempesta li porta via.

SCENA XIV.

Corallina di dentro, e detti.

Corallina. Aspettè, caro sior cuogo, adesso i vegnirà.

Lelio. Oh eccola.

Pantalone. Eccola, eccola.

Rosaura. Ora vedremo quest’ altro matrimonio.

Lelio. Benissimo, due matrimoni in una volta.

Pantalone. Corallina, vegnì avanti.

Lelio. Ha da penetrare anco la Corallina ?

Pantalone. Perchè no ? Cossa gh’ ala paura ?

Lelio. Venga tutto il mondo, pur che vi sia la mia sposa, io sono saltellante come una stella.

Corallina. (Esce.)

Beatrice. Ecco la nuova sposa.

Lelio. Evviva la sposa.

Florindo. Me ne rallegro.

Beatrice. Me ne consolo.