Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/26

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quelle difficili costruzioni, ligamenti e prolissità di periodi, che l’uditore non meno del recitante affaticano; ma ciò non ostante, dubitai sempre dell’esito, e per quanto gli amici miei, ai quali io la leggeva, mi presagissero buon incontro, non me ne sapea lusingare.

In Turino fu per la prima volta rappresentata, in tempo che io non v’era. Aspettava le nuove, siccome un padre ricco attende dalla partoriente sua sposa la notizia di un primogenito, e fui lieto egualmente, allor che in Genova giunsemi il fortunato avviso di un pienissimo aggradimento. La replicarono i Comici colà più volte; in Venezia non si saziavano di udirla; lo stesso seguì in Bologna e in Milano; ma il compimento poi della gloria ottenuta dal mio Molière, fu allora che Voi, Illustrissimo Signor marchese, veggendola rappresentare l’anno scorso in Venezia, vi degnaste soffrirla tutta, vi compiaceste lodarla, e me medesimo onorar voleste del Vostro benignissimo compatimento. Contento non può bramarsi maggiore uno scolare, oltre quello di sentirsi lodare dal suo Maestro. Voi mi avete empito di consolazione, e sin d’allora mi entrò nell’animo l’ardentissima brama di pubblicare al Mondo il rispettabile vostro giudizio che tanto mi onora. Sa tutto il Mondo che sin dall’età più fervida impiegato avete il sublime vostro talento in opere d’alto peso, in opere della più accurata storia, della più sublime teologia; Voi la critica, Voi la morale. Voi la sperimentale filosofia, e tante altre scienze ed arti, che lungo troppo sarebbe il descriverle; Voi le avete felicemente trattate, ed arricchiste il Mondo di peregrine notizie, di nuove erudizioni, di salutevoli decisioni. Non è però disdicevole a Voi medesimo, che diate uno sguardo passeggiero ad un’opera, che se nulla ha di buono, lo riconosce da Voi: Voi m’inspirate quel genio che andar mi fece della buona Commedia in traccia, e da Voi l’oggetto primario dell’onestà e della modestia apprendendo, trovai la maniera di destare il riso negli uomini, senza offendere l’innocenza.

Questa Commedia dunque, di cui mostraste di compiacervi, a Voi, Signore, offerisco in dono, credendola di Voi degna, non