Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/321

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Rosaura. Dunque, caro don Alonso, voi resterete in città.

Alonso. Ho paura di no.

Rosaura. Per qual ragione?

Alonso. Il nostro reggimento sarà destinato ai posti avanzati. Non so qual luogo a me sarà destinato.

Rosaura. Ma, caro don Alonso, ogni giorno ho da provare un nuovo tormento? Appena vi vedo, vi perdo. Che vita misera- bile è mai la mia !

Alonso. Soffrite, anima mia. Il destino si cangerà.

Rosaura. Quanto durerà questa guerra?

Corallina. Oh, se principiano a higgire, finirà presto.

Rosaura. E tu vuoi sostenere che sien (uggiti!)

Corallina. Ci scoirunetto l’ osso del collo.

Alonso. Voi siete un’ impertinente.

Rosaura. Ditemi, don Alonso, per quel tempo che vi fermate, non verrete voi ad alloggiare in mia casa ?

Alonso. Don Garzia me l’ ha usurpata. Ma giuro al cielo, me ne renderà conto.

Beatrice. Don Garzia non ha paura di voi.

Rosaura. Deh, se mi amate, fuggite l’ incontro di cimentarvi.

Corallina. Ecco il signor tenente.

Rosaura. Per amor del cielo, frenate lo sdegno.

SCENA VII.

Don Garzia e detti.

Beatrice. Ben venuto, me ne rallegro, bravo, evviva.

Garzia. Signor alfiere, di voi andava in traccia.

Alonso. Eccomi, che volete da me?

Rosaura. Ah don Alonso!

Garzia. Voglio soddisfazione dell’ insulto fattomi in questa casa.

Alonso. Son pronto a darvela.

Beatrice. Eh via, don Garzia.

Garzia. Andate al diavolo. (a Beatrice)

Rosaura. Don Alonso...