Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/358

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Beatrice. Voi non siete buono ad altro, che ad infastidir le per- sone.

Pantalone. Oh, vorla che ghe la diga ? Con eia no voggio più aver da far. La venero e la rispetto, ma la me farave perder la pazienza. Siora Rosaura xe sotto la mia tutela, penserò mi a legarla (a), fin che la se marida.

Beatrice. Come? Fareste a me questa ingiuria? Mi levereste la mia figliuola ? Giuro al cielo ! La mia figliuola ...

Pantalone. Le putte no le se mena in maschera tutto el zorno.

Beatrice. A me un affronto simile?

Pantalone. Alle fie (t) se ghe dà dei boni esempi.

Beatrice. Oh cielo ! levarmi la mia figliuola ! Rosaura, andereste da me lontana?

Rosaura. Oh, io fo la mia manica, e non so altro.

Beatrice. Giuro al cielo ! Ve ne pentireste. (a Pantalone)

Pantalone. (Canta, canta). (da sé)

Beatrice. Parlerò, ricorrerò, anderò alla Giustizia.

SCENA VI.

Corallina e detli.

Corallina. Signora, è venuto il signor Florindo per riverirla.

Beatrice. Vengo. Oh, questa non me la fate certo. (si leva il cappello, e lo dà a Corallina)

Pantalone. (Canta, canta). (da sé)

Beatrice. Io l’ ho fatta, io l’ ho da custodire, (dà la lauta a Corallina)

Pantalone. (Sì, una bona custodia !) (da sé)

Beatrice. Il signor tutore se ne prende più di quello che gli con- viene, (si leva il tabarro, e lo dà a Corallina ; cava uno specchio e s’ accomoda il toppe.

Pantalone. (Vardè la fantolina ! (e)) (da sé)

Beatrice. Rosaura, andiamo. (Rosaura s’alza, e lascia il lavoro)

Pantalone. Tolè, vien zente, e subito alla putta: andiamo. (a) A collocarla, (b) Figliuole, (e) La bambina !