Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/426

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SCENA ULTIMA.

Ottavio, Brighella, Arlecchino e detti.

Ottavio. Eccomi, eccomi. Ho fatto presto?

Pantalone. Bravo.

Arlecchino. E1 s’ha vestido.

Pantalone. Sior Ottavio, xe fatto tutto.

Ottavio. Sì? Ho gusto. Posso tornare a letto.

Pantalone. Aspettè, sior porco. Compatirne, me fé rabbia.

Ottavio. Eh, dite pure. Io non l’ho per male.

Pantalone. Sior Horindo ha sposa siora Rosaura.

Ottavio. Oh!

Pantalone. E mio fio ha sposa vostra sorella.

Ottavio. Oh!

Pantalone. E vu resterà solo.

Ottavio. Non me n’ importa niente.

Pantalone. Bravo, evviva la flemma (0).

Florindo. Signor Pantalone, giacche avete avuto tanto amore per la signora Rosaura, vi prego, dovendo io andare alla patria mia, compiacervi di seguitar il maneggio dei di lei beni.

Pantalone. Volentiera, con tutto el cuor.

Lelio. Caro padre, vi supplico rimettermi nell’ amor vostro, ed or che sono ammogliato, non mi abbandonate colla vostra direzione.

Pantalone. Sì, se ti gh’ averà giudizio, te sarò pare amoroso, sarò to economo, te farò el f attor.

Ottavio. Oh, se voleste fare questo benefìzio anche a me !

Pantalone. Sì ben. Vu ghe n’ ave bisogno più dei altri. Lo farò volentiera. Manizzerò mi la vostra roba. Ve mantegnirò, e no penserò a gnente.

Ottavio. Oh cielo, ti ringrazio.

Brighella. Sior padron, (ad OHcrvio) ghe domando la mia buona licenza, no gh’ho più voia de servir. Vago a cavarme la livrea. (jiarte (I) Bett.: la pachea.